Inlé

1 – Simulacrum

Il canto del cigno1

Questi slanci estatici, mani gentili che accarezzano ossa spezzate, mani che penetrano nel suolo inaridito come pietre affilate. Cos’è che lasciamo in queste situazioni uniche? Forse sentimento? Il sipario cala e ci avvolge in una rigidità cadaverica, le agili dita del nero Inlé, maestà del gelo, mi spingono dolcemente all’abbandono di me stesso. Il tocco malefico e duro di spine appuntite che si accumulano sui miei neuroni morenti. Le vestigia della mia vita decaduta, dei miei amori: i successi, la sofferenza e la poesia di un’esistenza ormai passata. Egli si avvolge in me come una spirale, baciandomi e sussurrandomi dolci parole. Parole che mi affrancano, parole che imploro mentre perdo ogni altra cosa, mentre la massa delle nubi si addensa chinando il capo in segno di saluto. Mentre cado riverso, mentre ripiombo nell’oblio e le sue parole parlano chiaro nel mezzo della spaventosa tempesta, questi ultimi leggeri sussurri mi blandiscono dalla sua gola ripugnante: “Vuoi entrare a far parte della mia Ausla?”.

2 – Fu Inlé2

Una conversazione con la morte

Sii mio fratello, trova pace fra il grano avvizzito

Vieni e unisciti a me, potremo uscire dal rifluire della vita

I tuoi deboli occhi ormai mezzi ciechi fissano e intravedono questo viso febbrile

Addio

Hai segnato questa terra con mani indurite,

spezzato il pane tra i tuoi cari

Un’altra misera pedina conquistata,

un volontario lasciato da parte

Un guscio che non ha idea di cosa sia la vita,

con gli occhi che bruciano come fuochi

Addio

Messi da parte questi dolori terreni,

tu tessi un tappeto di battaglie

Ti darò un’elemosina per ogni tuo giorno,

sono già state sciolte tutte le tue catene

Io sono il profeta nel buio, il vagabondo di un tempo passato

Addio

Io sono la somma di ogni tua parte, il proprietario di tutto

Addio

Un miasma, la conclusione, il nero Inlé

Addio

Sinapsi logorate, la mia forma finalmente vivida,

mentre il torpore si diffonde e il sangue diventa tiepido

Con ogni oncia di carne che viene ora offerta,

ripongo il tuo corpo nei miei scrigni

Cellule un tempo saldate ora strappate in pezzi,

rimani accanto a me, fratello

Prendi il tuo posto nella mia Ausla,

marciamo verso l’alba ora e per sempre

Incrocia le mani e acconsenti,

trionfa sulla scena mentre ascendi verso l’alto

Segna queste terre con la tua presenza,

risuona il cambiamento di quei giorni ormai passati

Spiegazione:

Una conversazione metaforica fra il morente Hazel-rah, capo dell’Ausla ribelle, e il Coniglio Nero d’Inlé3. Questi fa adagiare il nostro protagonista in un senso di sicurezza finchè sta morendo, ricordandogli momenti della sua vita, il ruolo che ha avuto e l’eredità che lascia. Parla anche di se stesso, portatore di morte, e gli offre un posto fra le sue eterne schiere.

3 – Republic of heaven

Una processione funebre

Decliniamo, presi dai ricordi, dissanguati dal nostro sdegno

Lo stuolo dei patriarchi strozzato, trascurato

Ansimiamo nella nostra epifania, le intuizioni smascherate

File di neri tendaggi sconvolgono il nostro cammino

Vuoti empirei nel nostro doloroso malessere,

avvolgono e assorbono la nostra empia sfilata.

Queste sono le braci, il fetido ideale,

che la fine della nostra purezza ci permette di sentire

I nervi sono ancora sensibili, toccarli ci fa piangere.

Guardiamo attraverso queste finestre,

ora tramutatesi in occhi.

Più saliamo, più il nostro fardello si fa grave.

Come carne macchiata, la terra sembra assumere

pustole sul volto, bocche come crepacci,

la nostra smarrita coerenza è perduta nei pantani.

I nostri debiti con quest’epoca sono stati saldati,

bigotti, non abbiamo nessun rimorso.

Il re è morto! Il re è morto!

Bendiamo la sua faccia! Tagliamo la sua testa!

Sputiamo su di te, ti malediciamo, il re è morto!

Fratelli e sorelle, il re è morto!

Fallo a pezzi, scorticane la pelle, il nostro dio è morto!

Cortigiani! Compatrioti! Prestatemi ascolto!

Abbiamo ucciso questo demagogo,

lo abbiamo fatto cadere in ginocchio

Abbiamo zittito i leccapiedi, ignorato il loro richiamo,

abbiamo ritrovato la voglia di migliorare noi tutti.

Noi non ci calmeremo, non riusciranno a frenarci,

non saremo più schiavi di un regime impotente.

Ricordatevi questo, il vento è cambiato.

La nostra repubblica nascente, nata dalla sua fine.

La natività! L’epifania! La nostra elegia! Per questa riforma!

Spiegazione:

Un rituale: un sarcofago vuoto viene portato fra le schiere di conigli in lutto, come metafora della divina trinità ormai caduta. Coloro che portano la bara gridano a gran voce ai loro compagni che il cambiamento sta arrivando, e che non devono piangere per ciò che è hanno perso ma gioire per tutto ciò che ancora possono guadagnare.

4 – The burial

Un presagio e una chiamata alle armi

Come dita artigliano il cielo

pilastri di un pomposo saccheggio

sentinelle che ogni cosa osservano con occhi vuoti

Rinasce la nostra volontà di lottare

per rimanere indipendenti

Un addio alle spoglie del destino,

sepolto in fosse poco profonde

Scaviamo una profonda buca nella terra,

la scaviamo profonda per nasconderci ogni nostra colpa

un trio di sarcofagi, per seppellire il triplice inganno

Il fango inghiotte tutto,

il pozzo nero del nostro male

Accettiamo le strette di mano che ci vengono offerte

per arginare l’avanzare della sconfitta

Impugniamo le ossa, spogliate del loro valore

sussurriamo dolci parole nelle tane vuote

finte preghiere attraverso cui ci riveliamo

Chi ha mai visto giorni migliori?

I fanatici indicono veglie silenziose

noi ci volgiamo a loro

Sono imitazioni di una gloria passata

Ignoriamo il loro rimorso

Spiegazione:

È la sepoltura metaforica della loro divinità, Frith. Camminano fra gli enormi obelischi di pietra, demarcazioni degli Efrafa, tracce sulla terra, segni che avvertono che il mondo sta per cambiare. Quando la bara è stata calata nella terra, il velo che copriva i loro occhi si è finalmente sollevato. Tutto è chiaro: la sottomissione del loro popolo al dominio teocratico del loro capo – che non ha offerto nulla se non l’oppressione – e la morte di fronte alla più grande minaccia, la distruzione della loro civiltà per mano degli ambigui e terrificanti Efrafa.

La folla si muove in massa verso le torri d’avorio ove dimora il Principe Profeta.

5 – Woundwort

Il dittatore caduto

Nel momento più critico per il nostro popolo, la cornea muore

Il dissenso si riversa, una barricata di grida

scritta negli sguardi e nei cenni di ribellione,

raccogliamo queste orrende ferite,

stillano parole di opposizione

I campi coltivati non generano che frutti amari,

i viticci sono aghi, rughe e radici

Mani giunte scavano con le unghie

attraverso la pelle e attraverso il legno,

rescindono ogni legame con i nostri padri

Coloro che vorrebbero valutare queste ipotesi

per eliminare ogni infamia del principe idiota

La divinità risiede nella coercizione,

corrompe il valore di tutti i nostri figli

Espressioni religiose

Il principe idiota

Testardo, esaltato,

colpevole come il peccato stesso

Non rimarremo più accasciati nella sua penombra di morte,

già da tempo non sopportiamo più la ripugnanza per il profeta

Si ode il segnale, l’ordine è dato,

la folla si riversa sulla sua eminenza

Offerte tentate, piange nel suo dolore,

il suo ventre oscilla su e giù

Verremo a bussare, col fiato sospeso,

il segno dell’apostata di diffonderà nel pentimento

Distrutte le icone, ripulito il firmamento,

tracciamo nuove effigi e rune nella sabbia

I volti dei parenti, i volti del nostro popolo,

il culto degli amici infonde nuova forza nelle menti stanche

Dove ora giaciamo, noi costruiremo

Anche se potremmo vacillare, noi costruiremo

L’onere del potere ritorna nella sua culla,

le serrature delle porte sono fragili, inutili

noi scheggiamo il legno, e subito siamo sul generale,

il blaterante sovrano, spodestato e divorato

Smembratelo! Raschiate il suo manto!

Abbiamo aspettato troppo a lungo

Spezzate le catene! Non lasciate nulla di intentato!

Abbiamo sofferto troppo a lungo

Spiegazione:

La morte del loro dispotico sovrano, autoproclamatosi salvatore, il Generale Vulvenaria. Egli muore per mano del suo stesso popolo, che poi esce dalla cittadella e si riversa nelle strade, distruggendo i simboli dell’oppressione e sostituendoli con quelli che gli appartengono veramente, simboli d’amore e d’amicizia.

6 – The Warren Of Snares

L’epilogo

Possiamo spiegare le cicatrici che ci segnano i fianchi,

non siamo ancora al corrente dei pensieri che scartiamo,

quelli che ci distruggerebbero,

che alimenterebbero la nostra disperazione

ma ancora perdoniamo coloro che ci insultano

Accettiamo questa battaglia

consapevoli della nostra forza d’animo

La guerra della volontà deve ancora trovare risoluzione

Abbiamo distrutto la fonte da cui ci nutrivamo,

morso duramente la nuca della nostra purezza e sanguinato

Rifugiatevi nella nostra comunità, orfani, anime confuse,

identità abbozzate, prigionieri della nostra consacrazione

È questa la nostra dote, il dolore per ciò che abbiamo perso?

Affliggeremo i nostri giovani con gli orrori del nostro passato?

Conserviamo queste imperfezioni come marchi, tracce di ciò che è accaduto

Abbiamo così tanto da guadagnare, e così poco è rimasto ancora da perdere

Questa terra si estende desolata, una landa brulla,

i confini delineati da viscida hraka4

Torri di sale con intagliate tracce,

spezzate in due da mani imprudenti

La notizia si diffonde, il messaggero,

questi Efrafa avanzano verso di noi

Homba5, Lendri6 e Yonil7,

gli Efrafa si riversano come vomito fra di noi

Parole che indeboliscono si diffondono ovunque,

la voglia di piangere, la codardia ci sommerge

Le nostre mani alzate all’unisono

brandiscono strumenti, brandelli di pelle

tagliata via, come così tanta carne

Ci siamo inferti nuove cicatrici

contro ogni cattiva reputazione

ci teniamo forte, stretti l’un l’altro

Io sono legione, perchè siamo in molti

Spiegazione:

L’Ausla è priva di un padrone. Lasciati da soli per la prima volta, senza nessuno su cui fare affidamento, gli abitanti della conigliera cominciano a temere il mondo che hanno creato. Ma è in questo momento che trovano conforto nella loro libertà. Ci sono ancora coloro che – nel momento del bisogno – continuano a invocare il loro dio caduto, e per costoro questo è il compito più difficile. Gli Efrafa li circondano, e un gelido senso di incertezza pende su loro tutti.

Nel contesto della trilogia, The Warren Of Snares8 è una metafora che sta a rappresentare la nostra difficile posizione sul pianeta terra. Continuando a perseverare nel nostro arrogante regnare, non facciamo altro che creare trappole per noi stessi – siano queste il cambiamento climatico, la sovrappopolazione o la cieca fede in insegnamenti religiosi medievali. Piazziamo ovunque questi tranelli, per poi calpestarli in un tempo futuro, per morire per nostra stessa mano.

Di fronte agli Efrafa, giganti che spogliano la terra di ogni vita, i conigli si trovano ad essere vittime degli errori da loro stessi commessi in passato e si ribellano al Generale, che non ha mai offerto loro nulla se non false promesse. Nella loro ultima ora, senza nessuna speranza di sopravvivere, imbracciano le armi e abbattono il governo, rivolgendo poi la loro furia su questo obiettivo irraggiungibile.

Potremmo perdere ogni cosa se aspettiamo l’ultimo momento per agire9, ma prima che scada il nostro tempo abbiamo la possibilità di fermare la nostra condanna.

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L’intero disco è incentrato sul tema della speranza di fronte alla morte. È allo stesso tempo la conclusione e il primo capitolo di una trilogia di dischi conosciuti collettivamente sotto il nome di Il Labirinto dei Tranelli.

La parola Inlé ha molti significati, qui sta a rappresentare la personificazione della morte. Il disco segue un ordine narrativo. Non abbiamo fatto altro che prendere spunto dalla mitologia presente nel romanzo La Collina dei Conigli di Richard Adams, applicando ad essa una nostra interpretazione. L’Ausla rappresenta una società sull’orlo del collasso. Il suo popolo sta morendo, schiacciato dal dominio di un despota religioso conosciuto come Generale Vulvenaria, la sua terra è sterile a causa dell’invasione di un nuovo nemico, gli Efrafa, una specie sconosciuta che erige strani e terrificanti edifici, avvelena la terra e uccide i suoi membri. Il Generale non è più in grado di offrire false promesse di salvezza alle sue genti, e la rivolta non può che sorgere. In segno di sfida, gli abitanti della conigliera condannano simbolicamente a morte il loro dio. Ma per molti di loro quella di rinunciare ad una vita di cieca obbedienza è una scelta difficile, scomoda.

 La storia continua in Elil (nemico), in cui la rivoluzione tocca il suo punto più alto. Come superare un ostacolo così grande – l’indottrinamento fin dalla nascita, la resa incondizionata della ragione? Forse è proprio questa la battaglia più difficile da combattere.

Il capitolo finale è costituito da Owsla, il nostro primo disco. Entrambe le voci si fanno sentire: non tutti gli Efrafa10 sono odiosi ed incoerenti. Fra di loro c’è chi non è disposto ad accettare la consapevole distruzione della Terra come suo diritto. Ma questa opposizione è soffocata dalla massa, ed è in questo momento che immaginiamo l’Ausla – il mondo naturale – chiamare a raccolta la sua eterna volontà di sopravvivere nello sferrare il suo ultimo disperato attacco contro gli Efrafa.

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I Fall of Efrafa sono:

Steven McCusker – chitarra, pianoforte

George Miles – batteria, voce

Mikey Douglas – basso

Neil Kingsbury – chitarra, voce

Alex Bradshaw – voce principale, testi

Chitarra aggiuntiva: Peter Miles

Testi composti dai Fall of Efrafa

Artwork di Alex Bradshaw

Prodotto da Peter Miles nel Luglio 2009 – www.petermiles.com

Simulacrum è letta da Elizabeth Bradshaw, scritta da Alex Bradshaw.

La cerimonia dopo l’invasione è scritta e letta da Dylan Thomas.

Republic of heaven è dedicata a Erik, Oskar, Erik e Martin degli Icos, oltre che a Timo di Alerta Antifascista, una band e un gruppo di persone che ci hanno ispirati nel nostro comporre musica.

Ringraziamo per aver reso possibile questo disco Timo e Thomas della Denovali Records, Timo di Alerta Antifascista, Cory della Halo of Flies, Chris della Sound Devastation, Loewe di Behind the Scenes Records.

Grazie a Peter Miles per averci registrati, per le sue competenze musicali, per la sua amicizia e la sua enorme pazienza.

Grazie ai Paper Airplane – Richard Phoenix, Luke Scott e Tom Cook per il loro talento creativo e il loro duro lavoro, a Darren e alla Tadpole Records per il loro entusiasmo.

Grazie ai nostri amici e alle nostre famiglie per l’amore ed il supporto che ci hanno dato, al Cowley Club e a tutta la comunità DIY sparsa in giro per il mondo, che ci ha dato l’opportunità di suonare in posti che non avremmo mai immaginato. Ai Protestant – Baron Von Bohlen, Jesse, Chris (l’affascinante uomo dei boschi) e Brian per averci accompagnato nel tour americano, un’esperienza che non dimenticheremo mai. A Pat della Stamperia HeavyRock per la sua competenza, a Andy Mills e Rose per tutto il loro aiuto, a Simon per quanto ha lavorato sul documentario. A Tom Hall e Tash Murphy per il loro bellissimo artwork, a Christian e Jennifer per la loro passione.

Ringraziamo tutti i gruppi che hanno suonato con noi, che ci hanno prestato attrezzature e con cui abbiamo stretto amicizia, tutte le persone coinvolte nell’organizzazione dei concerti, nel darci un posto dove dormire e nel cucinarci del cibo. Grazie infinite!

Ringraziamo tutte le persone che hanno condiviso con noi questa musica, un qualcosa che va ben oltre il nostro gruppo, coloro che hanno capito quel che abbiamo cercato di fare e hanno continuato ad ascoltarci. Vi ringraziamo ancora.

Tutti i membri di questo gruppo sono vegani ed atei. L’uguaglianza dovrebbe essere un diritto per ogni forma di vita, non un privilegio.

 Fall of Efrafa

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1Espressione utilizzata per indicare le ultime parole di un personaggio in punto di morte

2Letteralmente è il momento successivo al sorgere della luna, metaforicamente rappresenta la morte

3Figura mitica portatrice di morte

4Feci

5Volpe

6Tasso

7Riccio

8Il labirinto dei tranelli è la conigliera di Cowslip, dove i protagonisti dell’opera di Adams trovano temporanea ospitalità. Gli abitanti di questa conigliera hanno accettato di vivere in una zona ricca di cibo fornito loro dagli uomini – una riserva di caccia – anche se ciò significa la cattura e uccisione periodica di alcuni di loro, che andranno a sfamare gli appetiti umani. Nella conigliera vige l’assoluto divieto di nominare coloro che sono stati catturati: eventuali voci di dissenso provocate dalla presa di consapevolezza della loro posizione disperata potrebbero attentare al quieto vivere di cui godono.

9Nel testo originale “when the 11th hour arise”, espressione biblica, poi ripresa da molte opere successive.

10Umani

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